RIVALITA': PALERMO - CATANIA - Cugini ("parenti") ma eterni rivali (I parte)

di Giovanni Chifari
articolo letto 3104 volte
Foto

Lontane, eppure vicine. Palermo, prima in serie B, Catania, ultimo in serie A. Non riescono a stare lontane Palermo e Catania, sembrano ancora una volta lì a pochi punti l’una dall’altra. Tuttavia, diciamo fin da subito è nella massima serie che ogni autentico e sportivo tifoso rosanero dovrebbe augurarsi il rinnovarsi di una sfida che la storia ci consegna sotto il segno della rivalità.

Come nasce la rivalità?

Una questione non facile da dirimere sul piano prettamente storico e che va forse inserita in una riflessione più globale, che nel tempo ha visto confrontarsi le due metropoli siciliane per ogni genere di aspetti e tendenze: dalla cultura alla politica, dall’architettura allo sviluppo industriale, dal turismo allo sport. Nel dettaglio potremmo parlare di una rivalità presente nel campo della letteratura e della musica, del teatro e dell’arte finanche della gastronomia. Insomma possiamo dire che la rivalità nasce come qualcosa di sano, come un fattore che aumenta la competitività pur nella sostanziale diversità dei modelli, delle tendenze, della creatività e dello stesso approccio alla programmazione e al lavoro. Indubbiamente da quest’ultimo punto di vista quell’estro palermitano che sembra ancora risentire dei fasti di una nobiltà gattopardiana ormai in declino, dovrà evitare di disperdersi e vanificarsi nella superficialità o incostanza di alcuni approcci, sul modello “nati stanchi” di Ficarra e Picone; mentre la dimensione più logico razionale catanese, che ha dato grande impulso alla cultura nonché la maggiore propensione al commercio e all’impresa degli etnei dovrà bilanciarsi con un’attenzione più decisa alla res pubblica.  

Uno sguardo dal di dentro (dagli spalti)

Una chiave di lettura più realistica della rivalità è forse da rintracciare nel campanilismo regionale. Palermo e Catania si contendono il primato calcistico dell’Isola. Un duello sportivo che si trova in ogni derby della nostra penisola, regionale o cittadino che sia. Si tratta di rivalità che si trasmettono in modo quasi naturale ed osmotico fra le gente o nel nostro caso fra gli stessi tifosi. Tuttavia ciò non significa che non sia possibile esercitare uno spirito critico ed esorcizzare certi spettri che si vogliono dipingere più tetri di quanto in realtà non siano.

Per andare sul concreto, posso ricordare che quando all’età di dieci anni incominciai a frequentare lo stadio da tifoso del Palermo, in un tempo nel quale molti miei coetanei tifavano per le più blasonate squadre di serie A, una delle prime cose che mi colpì fu proprio questo clima entusiastico e di autoesaltazione collettiva che si percepiva allorché si intonavano canti e cori verso i tifosi del Catania. Era qualcosa di coinvolgente, e così lo è stato per i successivi anni, anche sul piano fisico. Vedevi infatti tutta la gente che al coro “Chi non salta è Catanese” di balzo si alzava dal proprio sedile e iniziava a saltare. Un clima di euforia collettiva, quasi un gioco con tanto di movimento della struttura elastica della curva che trasmetteva “l’onda”; tuttavia non ho mai visto saltare la gente per più di 30 secondi, e inoltre, dopo l’entusiasmo della fase adolescenziale pensai bene che io non avevo nulla contro i catanesi e questo ritornello che puntualmente interveniva in ogni partita era quasi divenuto una cantilena monotona e ripetitiva. Va bene, infatti, la rivalità ma non la diffusione di una cultura dell’odio. Va bene quanto c’è di folkloristico e pittoresco nel tifo, va bene anche “iniziare” i giovani alle sane tradizioni sportive ma l’importante è che non si trascenda in comportamenti poco edificanti. No alla cultura dell’odio, quindi e no all’invidia sportiva, ma ognuno gioisca bene di quanto possiede e quanto si è guadagnato.

Un punto di non ritorno

Negli ultimi anni mi sembra di poter dire che l’accesa rivalità tra le due squadre sia rientrata nei ranghi della rispettabilità e del sano agonismo sportivo. Non mancano certamente delle cadute di tono, come quella di un funerale fittizio e virtuale celebrato lo scorso anno dai cugini catanesi ad un Palermo in discesa libera verso la B, oppure per via delle stesse performance dei calciatori, pensiamo al post partita di Catania – Palermo dello scorso anno con la rissa finale dopo il pareggio in extra time di Ilicic. A favore di questo nuovo tempo, probabilmente bisogna ascrivere il sacrificio dell’agente Filippo Raciti, in quel tormentato 2 febbraio del 2007, episodio che si può annoverare come un punto, si spera, di non ritorno; come la deriva di uno sport che ha smesso di essere tale lasciandosi irrimediabilmente contagiare dal virus dell’ira, di una collera ingiustificata che non sanata trascende sempre nella violenza e nell’odio. Ricordiamo che l’Ispettore Capo della Polizia di Stato è rimasto ucciso in seguito agli scontri della polizia con una frangia di ultras catanesi. Quella sera è stata inferta una profonda ferita, non solo alle due squadre, ma al calcio in genere. Da lì l’impegno a non rendere vano il sacrificio di questi martiri dello sport. Lo stesso sport che in tal senso lancia dei segnali di speranza. Qualche anno addietro, gli stessi ultras catanesi ricordano il bel gesto dei rosanero che durante un match esposero uno striscione in memoria di Fabrizio, ultras catanese morto durante una tragica trasferta a L'Aquila. Dopo la morte di Raciti, il calcio in Italia si fermò per un’intera settimana e non mancarono in seguito episodi di solidarietà e di dialogo fra le due culture calcistiche come la maratona (in più giorni) che nel 2009 fu realizzata dallo Stadio Massimino di Catania al Renzo Barbera di Palermo. Nel capoluogo siculo inoltre c’è una scuola primaria intitolata a Filippo Raciti, un bel segnale per educare i nostri giovani alla sana cultura sportiva.

FINE PRIMA PARTE ....              


Altre notizie
Lunedì 17 Dicembre
Utilizzo dei Cookie
PROSEGUO
Utilizziamo cookie, anche di terze parti, per migliorare l'esperienza di navigazione e per inviarti messaggi promozionali personalizzati.
Proseguendo con la navigazione acconsenti al loro uso in conformità alla nostra Cookie Policy